Quando la Letteratura diventa Cultura, quindi un bene da tramandare agli Altri.
In diverse occasioni ho cercato di esporre il mio concetto, la connessione che esiste tra la letteratura e la Cultura. Il Sapere deriva dalla Conoscenza, noi supponiamo di sapere perché conosciamo;
l'essere pensante evolve il proprio stato in base al proprio grado di conoscenza. Quindi è normale che noi evolviamo pensando che anche gli altri stiano evolvendo, ma non è così. Pensate che mentre voi leggete un libro scolastico, al mondo c'è gente che ostacola la Conoscenza al punto da sopprimere impunemente ogni forma di Sapere diverso dalla propria Tradizione.
Vediamo in breve cosa ci dice il vocabolario ONLINE : da Corriere.it
1. Insieme di conoscenze che concorrono a formare la personalità e ad affinare le capacità ragionative di un individuo; nel l. corrente, insieme di approfondite nozioni: una persona di grande c.
Per quanto concerne, invece, la Letteratura:
1 In passato, tutto ciò che è scritto a livello colto; oggi, ciò che è scritto a fini artistici, in prosa o in versi, e che è oggetto di sistemazione storica e analisi critica: l. greca; dedicarsi allo studio della l. || l. rosa, costituita da romanzi e racconti di genere sentimentale | l. di consumo, prodotti di scarso valore artistico ma che godono dei favori del grande pubblico | storia della l., esposizione critica che tratta l'evoluzione dell'attività letteraria di un popolo, con informazioni sui singoli autori e sulle loro opere
Ma quello che noi leggiamo tutti i giorni, in parole povere la cronaca giornaliera, è quella che per i nostri posteri sarà Storia. Ora io mi domando, possiamo in tutta onestà e senso di seria responsabilità affermare con tutta serenità che il nostro agire attuale è coerente e serio oppure anch'esso dettato dall'egoismo puro e semplice che determina in noi la voglia di apparire e non di essere?
Davvero nà bella domanda, non c'è dubbio. Io non sono in grado di rispondere, non ne sono all'altezza. Eppure sforzandomi di capire giungo sempre e solo ad un'amara conclusione: siamo destinati a rimanere in una gabbia dorata della quale ci beiamo, ce ne compiaciamo e forse anche orgogliosi di starvici dentro. Oggi noi siamo per le azioni che compiamo, indipendentemente dal credo politico e o religioso. Qualcuno potrebbe ribattere che il senso della vita ci spinge verso la nostra conservazione, come specie, come razza, ma non è così che si conserva la specie e la razza umana. Non siamo capaci, non possiamo pensare di agire, oggi, leggendo nell'animo del nostro prossimo e magari dandogli tutta la nostra comprensione, tutta la nostra disponibilità affinchè questi poi possa progredire. Già, lui progredisce e noi? Ci eleviamo ad un livello ben più alto. Si, ne sono convinto. Un pensiero che viene espresso a favore del prossimo ci rende automaticamente, responsabili dell' evoluzione del Pensiero dell'intero Genere Umano. Celiamo questa nostra consapevole responsabilità con l'ignoranza, "tanto c'è sicuramente qualcuno che ci pensa agli Altri" e noi ce ne laviamo le mani perché sicuri che "altri" avranno cura del nostro "Prossimo". Mettiamo la testa nella sabbia, così non vedendo siamo sicuri che il problema miracolosamente come si è posto scompaia, ma non è così. Abbiamo il dovere sacrosanto di vivere pensando che non siamo soli e progredire significa aiutare anche gli altri a godere di possibilità evolutive. Pensate, per assurdo che sembri se lo scopritore del fuoco e delle sue applicazioni ne avesse tenuto in segreto le sue efficaci modalità ed usi, trasformazioni, evoluzioni. Non ci potremmo riscaldare!
Non ci potremmo nutrire. La conduttura dell'acqua, se fosse ancora un segreto portare l'acqua da un posto ad un altro, oggi non potremmo aprire il rubinetto e dissetarci. Al mondo c'è ancora chi di mancanza di acqua muore, mentre noi la sprechiamo inutilmente. Sembra un assurdo, ma se noi sprechiamo circa 12 litri di acqua per lavarci i denti, in altre zone del Pianeta c'è gente che con quei dodici litri deve vivere un anno! Con questo non sto dicendo di non lavarci più i denti, assolutamente no, ma serve a capire che a volte le nostre azioni (positive o negative) sono reazioni deleterie per altri. Se noi sprechiamo un bene, in maniera egoistica e distruttiva, togliamo agli altri abitanti del Pianeta Terra di poter fruire di quello stesso bene. Riflettiamo attentamente prima di sciupare inutilmente un qualcosa che a noi può anche non essere necessario. Ricordiamoci, infine, che non siamo soli!
Raffaele vertaglia.
Ascoltando Baglioni…(ovvero quando la Musica evoca ricordi).
Per un vecchietto come me, ascoltare Claudio Baglioni, con le canzoni che hanno segnato un'epoca, un tempo, è il "non plus ultra" (traduzione maccheronica= er mejio der mejio). Per me
è un pò come fanno spesso coloro che s'immergono dalla testa in giù dentro i ricordi. Ricordi di un "basso" partenopeo, ci ho vissuto la giovinezza. Francamente non è facile ricordare quegli anni. Fatti di libri scolastici, preparazioni alle interrogazioni, ai compiti in classe...Mentre cantava un bravissimo e giovanissimo Claudio Baglioni. PortaPortese, la canzone della mia rabbia! Avevo sempre paura che un giorno o l'altro sarebbe capitato pure a me. C'è poco da ridere. E' successo, come succede un pò a tutti. Comunque, lasciamo stare i nostalgici ricordi giovanili e studenteschi. Anche perché tutta quella fatica a studiare e sono finito qui a fare la Guardia Giurata. Non che sia da disprezzare, è un lavoro che svolgo con coscienza e serietà, ma se ci fossero ancora i miei prof che mi hanno condotto per mano ed affettuosamente nel viale del Sapere, oggi credo sarebbero contenti lo stesso, ne sono certo. Non ha importanza il ruolo nel sociale, ma importa il peso che ognuno in coscienza dà al proprio Mondo. Sì, d'accordo, vivo lontano dalla mia terra di origine, Napoli. Ma come ho cercato di condividere spesso, è che almeno qui io lavoro, vivo, e sto realizzando ciò che in tanti anni nella mia città non mi era stato possibile realizzare. (Probabilmente per mia incapacità o chissacché). Certo ognuno si sceglie il proprio destino, ma aiutato anche da Dio. Quando ho temuto di non farcela, ho pregato e sono stato esaudito, sempre...Ancora oggi nei momenti difficili rivolgo il mio pensiero a Dio, sicuro d'essere ascoltato ed esaudito..Rimboccarsi le maniche, dunque, con qualunque mansione, non importa, importa invece che diamo sempre il meglio di noi, per noi stessi, i nostri figli, i posteri. E se per ottenere ciò abbiamo bisogno di voltarci indietro, beh ascoltare Baglioni ci farà sicuramente bene; bene all'anima e nel profondo rotrovare quel "noi" che spesso perdiamo di vista. Non dimentichiamo che non siamo mai soli. Raffaele Vertaglia.:-)
Amore amaro.
Pochi versi per inquadrare l'Amore, fugace, clandestino, lecito o triviale, è comunque Amore; se ne siamo investiti non ce ne vergogniamo, l'Amore è bello quando lo si vive insieme. Pensate che oggi i passeri scelgono la compagna della vita.
Non si fermano di fronte al "caro-vita", l'"aumento dei prezzi", la "disoccupazione", vivono quello che resta come se fosse per sempre ma insieme ad una "lei". Se poi durante la loro stagione qualcuno abbandona la lotta (per limiti d'età), tirano avanti in cerca delle briciole da portare al nido, dove aspetta affamata e trepida la compagna innamorata e fedele. Auguri agli innamorati, dunque. Siate felici sempre e ricordate che non siamo soli. Raffaele Vertaglia
Amore amaro.
Mi sono perso nel rosso vespertino,
chiaro è il silenzio, dà voce ai miei "perché".
Non mi stupisco affatto
della Violenza à gràtis, "è demodè"
Oggi s'inneggia il bècero
quasi che fosse un rè...
Gli amanti, che s'incontrano per via
hanno un comune intento,
porre il Mondo fuori della Fantasia,
avvinti all'Essere, anzi che no' sembrare
schiudersi all'altra con versi di Poesia,
fuori da noi il reale, c' inonda Amore,
mentre il rewind scorre, amaro è ricordare..
...ed è Malinconia!
Raffaele Vertaglia, 14.02.2010
Continua il sogno…(un breve racconto, anzi meno!)
Gli Altri. (elucubrazioni mattutine)
Io vivo!
Il cuore mi funziona, lo sento palpitare, mi funziona tutto; mi funziona l’udito. Al tatto, osservando da vicino una superficie liscia è piacevole, ne avverto la sostanza e me ne compiaccio; mi sento. Avverto che ogni singola parte, ogni più piccola particella del mio micro-mondo è funzionale, è attiva e mi sento bene. Ma non mi basta, non deve bastarmi, non può limitarsi tutta la mia esistenza all’egoistica constatazione del mio “stare bene”, allora? Sento il bisogno irrefrenabile di rendere partecipe le persone che fanno parte del mio quotidiano. I genitori, i fratelli o le sorelle, mi compiaccio che anche loro sono funzionali e reattivi… Già. Ma non mi basta ancora, in un irrefrenabile bisogno interiore di esternare al Mondo intero la mia gioia e la mia voglia di vivere, entro in chat. Sapete quelle dove ognuno ha un Avatar ed in base a questo, esprime le proprie remore, i propri dubbi, le proprie difficoltà, sentimenti ed angosce…Sì, ma questo prima. Adesso devo comunicare il mio essere al Mondo. Ecco entra quella “con la puzza sotto il naso”, quella che “lo prende con i guanti”, Dio come vorrei poterla avere a portata di occhio, guardarla in faccia e spiattellarle tutte le volte che ha inveito contro questo o contro quello, ma chi se ne frega! Oggi io mi sento bene e voglio comunicarlo a tutti! Provo a scrivere qualche parola che abbia senso, abbia un filo logico, ma nulla di diverso dal mio “Hallo World” riesco a scrivere. Non è la Virtualità il mio Mondo. Il mio Mondo è il mio palazzo, il mio quartiere, la mia città o borgo o paesello. Tutte queste persone che lavorano, si adoperano per permettermi di fare una vita dignitosa e senza problemi, sono queste persone, altri esseri umani che vivono ma che magari non sanno che io vivo, che ogni più piccola particella del mio essere è in armonia col mio corpo, col mio cervello, con la mia anima…Ma per saperlo glielo devo dire. Ok, incomincio col postino! “Buon giorno signor postino!” e lui a me, “buongiorno!” “Come và?”, e lui, quasi un automa, infila in ogni casella postale la corrispondenza che è stata ricevuta, meccanicamente..Poi si ferma improvviso come se avessero levato d’improvviso l’energia elettrica al suo lavoro automatico, mi fissa e dice sorridendo,”benone! E te?” Io lo guardo e vorrei dirgli tutte quelle cose che ho pensato prima ma per brevità, “anch’io bene, grazie!” Lui riprende il suo lavoro automatico, senza battere ciglio, io mi allontano senza disturbare oltre, ma sento che non basta, non è fatto soltanto dal postino il mio mondo. Vedo la parrocchia, dove credo sono stato battezzato, dove suppongo abbia fatto la mia Prima Comunione, don Renato è lì come sempre, ma la sua missione è quella di aiutare gli altri, provare con lui è come fare un terno giocando il giorno dopo l’estrazione. Ok decido di andare oltre, "gli altri" sono altrove, penso. Ma sulle scale della chiesa una vecchina, sta lì tutto il giorno, non ha figli, né parenti, sta lì da che io ne ho memoria, Bene, penso, ecco a chi posso comunicare il mio stato. Mi avvicino e lei mi fissa dritto negli occhi, Mi dai qualche centesimo?” Ed io, “beh, anche di più se vuoi. Ma devi ascoltarmi!” Nel dire ciò prendo dalla tasca una moneta da un euro e gliela porgo, lei, quasi riluttante mi dice, “ma non voglio poi così tanto!” Ed io insisto,” suvvia, prendi! Chissà quanto tempo dovrai aspettare per vederne ancora!” e lei, per nulla offesa, “ eh, dici bene tu! Ma sai che avevo anche delle proprietà?” Ed io, scettico, la osservo mentre continua, “ girando per le strade raccatto un po’ di tutto, la sera poi, vado giù ai ponti a dormire, avevo un materasso vero per dormire, ma dei bulletti gli diedero fuoco, così dovetti arrangiarmi con i cartoni” Io ascoltavo in silenzio,” Anche da casa tua una volta, ho avuto un bel regalo, sai?” Ed io contento d’averle dato qualcosa e vederla sorridere,”una scatola vuota, un cartone”. Io non avevo mai pensato oltre la porta di casa. Tutto si limitasse alla porta. Se buttavo qualche cosa, non andavo all’idea che a qualcuno potesse servire, lo buttavo via, e basta! Poi come se avesse letto nei miei pensieri, "sei sempre stato molto generoso, hai buttato via tanta roba che era come nuova. Quei giocattoli che buttasti quasi tre anni fa, li ho portati al reparto dei bambini gravi all’ospedale. Pensa che m’avevano presa per la Befana! Glieli avresti potuto portare tu di persona, e ti avrebbe fatto sicuramente bene. Ricevere un sorriso da chi soffre è davvero gratificante e ti fa apprezzare di più la vita ed il superfluo che buttiamo via.." All’improvviso un suono acuto, un sibilo, mi riprendo. Non ho più un corpo, sono una macchina e lavoro continuamente elaborando dati che mi giungono da ogni parte del mondo…Ma allora ho sognato! Magari, qualche microchip è andato in tilt o forse sono io che non riesco più a pensare, ricordare, devo solo elaborare, elaborare, elaborare. Ma dunque, sono un PC! Io per un attimo soltanto o poco più, ho lasciato che la mia mente si librasse libera nel mondo, prima della rete, poi in quello reale…Quella vecchina? Io non so chi fosse, eppure ricordo di averle parlato…Mi sa che è stato tutto un sogno. Faccio come si faceva una volta, quando non funzionava un Computer, lo si resettava e ripartiva di nuovo ma perfettamente funzionante. Ok READY…Tutto si è riacceso, funziona tutto alla perfezione, ma non posso dirlo a nessuno. Già. Proprio così è incominciata la mia giornata, credendomi un umano, ma sono solo una macchina, circuiti e cavetti…Nulla di più.
Raffaele Vertaglia 05.02.2010, ricordiamoci che non siamo soli.
MAI+ (il giorno della memoria 27.01.2010) con poesia
Per coloro che come me amano sognare ad occhi aperti, non credo sia facile “dimenticare” ed anche le esperienze negative, eventi tristi, peripezie angosciose, possono nel tempo ritornare alla memoria come in un sogno e trasformarsi in attimi o momenti o situazioni che alla luce del ricordo, con l’età, mutano tanto da diventare lievi e lieti momenti, anche perché sappiamo già come è finita.
Era l’anno 2002. Finalmente, dopo anni di tentennamenti, venni via da Napoli e mi trasferii al nord per cercare fortuna. Ricordo con un sottile velo di malinconia quando a Modena, per lavoro, all’ora di pranzo andavo alla periferia e qui io vedevo dei cartelli che indicavano un paesino Fossoli. Più che un paese scoprii, poi, che era una frazione di Carpi, nel modenese. Un giorno la curiosità fu più forte della mia proverbiale prudenza ed avvenne un fatto che ancora mi è rimasto lucido ed intatto nella memoria.
C’era un viale con alberi frondosi che facevano ombra d’estate e graziose ali a coloro che lì arrivavano dalla vicina Statale. Sulla destra, venendo da Modena, uno spazio con una rete e mi dava l’impressione, si sembrava una fabbrica. Poi un giorno dissi a mio cognato, Giampiero che considero un fratello, “ma andiamo oltre, magari vediamo la strada dove finisce!” Ma come svoltammo la curva c’era un cartello che mi raggelò il sangue nelle vene, pur essendo estate. Lessi quel cartello che identificava quel luogo e a scanso di qualsiasi equivoco:
"CAMPO DI CONCENTRAMENTO E TRANSITO".
Rimanemmo entrambi basiti, ammutoliti, stravolti da una realtà così lontana per noi ma che ci fece riflettere non poco. Rimanemmo per almeno una ventina di minuti a vedere da fuori attraverso una fitta rete che ne delimita il confine, ma già da lì si vedeva con gli occhi moderni quelle mortificazioni, quelle sensazioni che a pelle ci hanno tramandato e tramandano ancora quei mattoni. Quei mattoni così vecchi e in parte demoliti, ancora oggi parlano.
Dicono ai giovani delle future generazioni: MAI+ Davvero mi sembrava di sentire i lamenti dei disperati che aspettavano il treno che poi li avrebbe portati molto più a Nord, in Germania o in Polonia, nei vari campi di sterminio. Qui aspettavano il passaggio per la morte. Avevo l’impressione che da quelle baracche uscissero braccia, o corpi, animati dalla disperata voglia di vivere e costretti a dover attendere un’agonia di privazioni, umiliazioni, costrizioni per poi salire sul primo carro bestiame e per loro una sorta di liberazione. Si la morte per molti di quei poveretti, fu come una liberazione. Una morte atroce nel silenzio più profondo, senza remore, né proteste, solo gli occhi fissi nel vuoto ed un salto nel braciere ed è proprio quel silenzio che parla ad ogni uomo di buona volontà, perché non debba più accadere…
MAI+ (poesia)
Mai+ lo dicon quasi tutti ormai
Quasi per gioco, noi sorridemmo sai,
pure al carnefice, sorrisi e cortesia
un dolce canto, lamento e porta via.
Ero lì, distante nel tempo
Il mio tempo lontano dal suo tempo
Un solo soffio di fredda fantasia
MAI+ nel cuore e un verso di Poesia.
Raffaele Vertaglia 27.10.2010
La foto è tratta =Da Wikipedia=
La caduta delle Idee. (ennesimo flop in TV)
Una volta, ma questo tanti anni fa, “…quando la TV entrava nelle case degli italiani portando lo spettacolo a domicilio.
Chi non era mai stato a teatro, con l’avvento della TV, si è ritrovato lo Spettacolo che va dallo spettatore..”come ho riportato anche nel mio ultimo libro, Angeli dal sesso opposto, Ed. Aletti. Fare uno spettacolo per il gusto o il “buongusto” degli spettatori è davvero impensabile oggigiorno. C’è una varietà inutile di spettacolarizzare ad ogni costo anche le cose più impensabili: abbiamo portato i VIP sulle isole misteriose, poi li abbiamo portati nelle fattorie, mai che li portino ad un centro per il compostaggio direttamente, senza attendere l’AUDITEL!!?Ma che bisogno c’è di “vedere” i vizi privati dei VIP quando già noi, nel privato siamo sommersi di vizi e cattive abitudini? Non basta che nei Telegiornali ci sommergano sempre e comunque di Gossip ( inciuci vari, corna vicendevoli, esasperate storie lacrimevoli). L’ennesimo Flop della TV. Indipendentemente dal canale, come giusto che sia, ma quando un’idea così “malsana” e semplicemente pretestuosa tenta di mettere un Carducci, nobel della letteratura italiana, a confronto con un seppur bravo, pindarico, estroverso, funambolico Fiorello. Tutta la simpatia al bravissimo presentatore, cantante, dall’istrionismo tamburellante, ma misurare la bravura di un uomo del “terzo millennio” con un personaggio così imponente ed importante della nostra letteratura è davvero un’Offesa. Un’Offesa con la “O” maiuscola. E’un’offesa alla memoria di un Grande della nostra Letteratura, che tutto il mondo ci invidia e sinceramente anche lo stesso Fiore lo ha ammesso; un’offesa alla valenza e alla bravura dello showman, che sicuramente ha intuito qualcosa di strano, di stonato..Io stesso l’ho visto impacciato e titubante, quasi non ci volesse “stare” a quel confronto. Infine, e questa è l’accusa più grave, un’offesa all’intelligenza della gente, di chi paga il canone, è un volere a tutti i costi “presentare”, “ricordare” personaggi che hanno fatto epoca, tendenze, correnti, ma non certamente esiste né è pensabile voler a tutti i costi “misurare” la grandezza di un Letterato al pari di uno showman. E’ il concetto che non va, è l’intento che non sta in piedi. In pratica è come se volessi fare un paragone fra un piatto di spaghetti ed un mattone. Senza un metro di giudizio, di paragone con quale misura viene valutata la bontà del piatto di spaghetti rispetto al mattone. Ma non esiste proprio un possibile confronto, ma va fatto fra cose simili, che abbiano caratteristiche affini, un piatto di lasagne, con il piatto di vermicelli, oppure una piastrella di pietra lavica col mattone, è impensabile volere accomunare due cose diverse che nulla hanno a che vedere fra loro e far “votare” sia in studio che da casa la preferenza, ma a chi, per cosa? Mi sa davvero che chi ha avuto questa idea debba soffrire di una grave mancanza di lucidità. Non è la prima volta che un programma tenta di tirare in ballo la Cultura e purtroppo per noi, questa è la cosa che ne esce sempre perdente, sconfitta, non per nostra colpa, purtroppo lo spettatore deve solo contribuire in solido, pagando il canone, per le idee geniali ci sono agenzie che vivono di questo. Eppure lo vorrei conoscere l’ideatore di questo pseudo-programma e chiedergli, nella mia assoluta buonafede e ignoranza, perché mettere a confronto un Nobel per la Letteratura con un presentatore-cantante, seppur di grido, sulla cresta dell’onda del successo, (non dimentichiamo che ha portato in musica la Poesia celeberrima del lo stesso poeta, mi riferisco a San Martino), e chiedergli poi se una “gara” o “competizione” fra personaggi che hanno fatto la Storia e la Cultura del nostro Bel Paese è logicamente pensabile, visto che nulla hanno a che vedere un piatto di spaghetti ed un mattone!
l’impegno della Poesia.
Ero collegato, come spesso mi accade di sovente, su FACEBOOK e su questo "networkchiacchierino" ho letto di uno che si lamentava con toni sprezzanti e scurrili della Poesia. Sissignori. La Poesia che evidentemente gli sarà stato presentato come un viatico alle difficoltà della vita, o la soluzione immediata alle insofferenze che affliggono l'Umanità intera. Magari da fanciullo lo hanno obbligato a leggere e studiare troppe canzonette, spacciandole per Poesia, va da sé che la canzone è espressione d'animo, ma ben altra cosa è la Poesia.
La Poesia non è la soluzione alle problematiche mondiali, certamente no, altrimenti saremmo tutti poeti, ma sicuramente la Poesia è Arte, espressione del linguaggio che alimenta l'anima con la linfa vitale della Cultura. Sicuramente quest'ultima non è fatta per gli avidi, perché saremmo tutti colti; non è fatta per i cosiddetti "primedonne", quelli che vogliono solo apparire senza essere. Che tristezza, credetemi, quanto mi sarebbe piaciuto avere questo signore fra le mani e fargli rimangiare quelle sconcezze ad una ad una! Fortuna per lui che su Facebook non si può fare alcuna ingerenza. Ma esiste una Giustizia, amici che mi seguite, so che ne siete tanti, anche se non dibattete, so che mi leggete, ed é la giustizia che opera la vita in coloro che sono ingrati verso tutte quelle forme di Arte che silenziose operano per il bene dell'Umana Genia.
Una volta mi è stato chiesto, "per te cos'é la Poesia!" La Poesia, risposi, è un faro, una luce splendente che non muore; può essere paragonata al sole. Il nostro astro splende, qualunque cosa accada sulla terra, pure se coperto di nubi da paura, il sole c'é e splende, riscalda, irrora, anche se non lo si vede, ma si avverte la sua luce che trafigge le coltri nuvolose e nebbiose e che gioia al cuore quando questa luce ci illumina, ci avvampa, ci riscalda. L'Umanità è, purtroppo, spesso vittima di nefasti eventi che ci fanno dimenticare a volte, quanto sia bello vivere inondati da quella luce così radiosa e splendente. Ma sicuramente, il poeta sa quando è il momento di tacere, perché il silenzio a volte parla molto di più di 1000 immagini. In quel silenzio che sembra "morta" la Poesia, é lì che si enuncia un torto, un'ingerenza, una violenza.
Forse la voce dei Poeti si sarebbe dovuta levare imperiosa e potente perché nel '68 non si è fatta la rivoluzione, o meglio è stata una blanda rivoluzione? Ma noi siamo italiani, allora avevamo solo i cori per le processioni al Cuore di Gesù, altroché protesta! La sera dovevamo andare tutti a cena, la rivoluzione può aspettare! Nel frattempo in altre nazioni si protestava davanti ai carrarmati e noi basiti a vedere in TV coloro che lottavano davvero! Per la Libertà, per la vita, per il futuro. Facevano le torce umane, s'immolavano per dire "NO!" alle ingerenze del potere della forza e della violenza. Non credete che in silenzio siano morti tanti giovani ed altrettanti poeti siano stati immolati sull'ara della Libertà? Quindi un consiglio, a chi dice che non serve la Poesia o i Poeti, questi servono al mondo perché la luce fulgida della Poesia sia nota a tutti e nel contempo garantisce la Giusta equità dell'essere e non sembrare. Offendere il Poeta è offendere la Vita, quella per cui il Poeta, nel silenzio è pronto ad immolare anche per coloro che offendono, senza collegare il cervello alla manina che poi scrive cose senza senso. Scusate questo sfogo, ma quando ci vuole, và fatto!
Ricordandovi che non siamo soli, buona Domenica. Raffaele Vertaglia.
Angeli dal sesso opposto (la Trama).
Da più parti è stata richiesta e penso con ciò di fare cosa gradita a coloro che curiosi, vogliono sapere se vale la pena comprare il mio romanzo oppure continuare a spendere quattrini per leggere degli unciuci "infiniti" di uno o di un altro, magari composti a tavolino, così giusto per fare business... Non è mia intenzione "scoprire" altarini, nè tantomeno fare scoop eclatanti. Il mio romanzo è per coloro che amano sognare, amano le storie da favola, amano immergersi nell' infinito mondo della Fantasia, dove l'impossibile diventa attuabile ed i sogni si allenano divenire "Realtà", ma sempre col nostro benestare.
ANGELI dal sesso opposto, Ed. Aletti.
Il mio romanzo in poche righe:
Questo mio lavoro d'esordio vuole essere una testimonianza di vita, non tanto puramente religiosa, quanto di vita vissuta. Il protagonista è l'Uomo con le sue convinzioni, la sua Fede sia in Dio, ma anche e soprattutto nel proprio "prossimo".
Una piuma, innocente, senza alcuna velleità, sospinta solo dai venti cade, per combinazione dinanzi ad un bimbo, che mostra tutto il suo interesse per questa normalissima penna, pensandola persa dalle ali di un angelo, trasformata dalle proprie convinzioni, in uno strumento divino, apportatore di mirabilie salutari, quasi come un "ancestrale" talismano.
Ma ottenere grazie e fare miracoli non è cosa di tutti i giorni, e nemmeno è alla portata di tutti;
è la fede inculcata in questo ragazzino che diventa cemento su cui costruire il meglio sempre a favore
del prossimo per poi compiere cose straordinarie.
Con il passare del tempo, diventerà un sacerdote. Al servizio di quella comunità. (Ovviamente) Anche questa, inventata.
L'Evangelico passo del "Buon Pastore" che tralascia l'intero gregge per ritrovare e riabilitare le
"pecorelle" smarrite sono l'impegno cardine che spinge il prelato a cercare di capire, sovvertire e
combattere il Male, che si manifesta in diverse occasioni e contro il quale, il nostro, si dimostra
ferreo nelle risoluzioni.
Un prossimo che don Lorenzo ama è anche il maestro della locale scuola, il quale, avendo precedenti solo di dicerie cattive e subdole, dovute al suo appartarsi dalla società, avrà difficoltà di intenti, grazie anche all'impegno preso con don Lorenzo di accompagnarlo a Padova per incontrare un'altra pecorella smarrita, la "terribile" Terry. Donna maliarda, che esplica il lavoro più "vecchio" del Mondo, la meretrice.
Ovvio che ai nostri giorni e con l'apporto della tecnologia moderna, la rete Internet, ha un blog personale e da questo, adesca i suoi clienti.
Il maestro, rimane affascinato da questa donna, la quale però mette in moto un processo di "distruzione"
fisica verso il povero don Lorenzo, ma che il caso vuole, viene martoriato a sangue il maestro al
posto del reverendo.
A questo punto la Redenzione è davvero fattibile, poichè, "solo chi cade può risollevarsi" e con l'Amore
questi "reietti" della Società sono invece proprio quelle angeliche presenze, che allietano la vita
interiore di ogni essere umano credente in Dio e nel Prossimo. Questo, una sorta di riassunto, molto sintetico... Spero che sia abbastanza per fare capire il tipo di storia che troveranno tutti coloro che acquisteranno il mio libro. Non è semplice pubblicità, è davvero bella la storia, e sarebbe per me una bellissima cosa poter condividere con voi tutte le emozioni che questo mio primo lavoro ha apportato alla mia indole, già di per sè incline al prossimo.
Nell'attesa di avere da voi notizie sul mio lavoro, le Vs. impressioni, anche le critiche, tutto serve, per crescere e fare di un libro scritto per "pochi" intimi un romanzo piacevole per tutti.
Nel ricordarVi che il romanzo è reperibile nelle Librerie del Circuito Feltrinelli e sul sito Aletti e che non siamo soli, Vi saluto amichevolmente. Raffaele Vertaglia.
Lettera aperta al Nuovo Anno.
Caro Anno Nuovo,
ti scrivo aspettandoti con trepidazione, perché ho riposto in te tutte quelle speranze che il Vecchio Anno mi ha lasciato
inappagate,irrealizzate, sfatte.
Eppure ho aspettato e sperato che per ogni giorno dei suoi 365 fosse quello "buono",
invece smentendo le mie aspettative, mi sono ritrovato come ieri sperando nel domani, certo che almeno uno dei tuoi 365
a venire sia, non dico positivo, ma che almeno io possa annoverare tra i miei ricordi lieti.
Il Vecchio Anno sta ormai raccogliendo le sue ultime cose e nei preparativi per lasciarti posto ha definito che è di tua
pertinenza il prosieguo della vita che ci attende. Ed è per questa ragione, che in te ripongo tutte le mie disattese
speranze, perchè tu possa fare che per una volta dall'alba fino al tramonto sia ogni giorno come io speravo e del crepuscolo
riposo al mio rancore. Fa che io possa annoverare fra i miei rari momenti belli almeno un giorno in più di quello che va via.
Nel Mondo continua ad esserci la fame, la povertà, l'indigenza ed i cori disperati aumentano sempre più.
Lo so che tu non
sovverti nulla di quanto predisposto dal Destino, ma almeno per una volta quando tu sarai "Anno Corrente" fa che smettano
le guerre, ai poveri allevia l'indigenza e se proprio non puoi farne a meno, fa del mio silenzo Amore e della Vita innamorato sia!
Ricordiamoci che non siamo soli
Buon Anno a Tutti. R.le Vertaglia.
Un “DONO” per plasmare l’Uomo.
Buon giorno, oggi vorrei parlarvi di un argomento molto in voga in quest'ultimo periodo, il regalo. Perché abbiamo bisogno del regalo? Da che il Mondo è mondo, l'Uomo ha da sempre cercato di vedere con gli occhi dell'immaginario collettivo il dono come una gratifica per una condotta uniformata allo stile di vita dell'intera comunità. Per questo, quindi, sono venuti a mano a mano i vari doni, portati ora dalla Befana, ora da Babbo Natale, o magari dal Bambinello Gesù. Tutti questi Personaggi che fanno parte del nostro mondo infantile riprendono vita e forma nel prosieguo della nostra esistenza, continuando a trasfonderlo anche ai nostri figli.
La Befana, vecchina "fatata", col suo naso adunco, con brufolacci e pochi capelli ispidi che fuoriescono dal suo cappellaccio nero appuntito e a falde larghe in testa, che per portare i doni con la sua gerla ha bisogno di volare cavalcioni di una scopa. Un mostro della nostra infanzia dunque, ma tanto attesa il 6 Gennaio. Un pò come i Re Magi che portano doni importanti e simbolici al Re dei Re, nato qualche giorno prima ed adagiato su di una mangiatoia. Dal sito carabefana.it ho preso questa che mi sembra la più semplice ed appropriata storia della Befana; i Re Magi pare abbiano un giorno bussato alla vecchina e chiedendole dove fosse il palazzo del Bambino nato nella notte del 25 Dicembre, siccome la vecchina conosceva bene la strada, gliela indicò. Pare che appena furono andati via i Re Magi, la Befana pare, sia stata colta da pentimento per non averli accompagnati ed allora si precipitò casa per casa sperando di vedere anche lei il Re dei Re e lasciando doni e dolciumi a tutti i bambini, ma carbone nero a quelli cattivi e monelli. Per Babbo Natale, Santa Claus è diversa la storia. Questo il sito. Ne esistono varie e tante, ma quella che maggiormente pare abbia fatto presa nell'immaginazione delle comunità d'oltreoceano sia quella di un ritrattista Thomas Nast, che nel 1862 e successivamente nel 1886, disegnò delle tavole nelle quali compariva l'attuale Babbo Natale.
Anche la casa del Polo Nord e gli gnomi, ed i nomi delle renne, tutto questo fu ideato da Thomas Nast. Ripreso successivamente dalla Cocacola durante la campagna pubblicitaria natalizia del 2005, sostituendo agli orsi polari, il caro e beneamato Babbo Natale. Babbo Natale, comunque, nasce dal vescovo Santo, Nicola, che indossa una mitra rossa, come rosso il suo abito talare e con un pastorale d'oro porta doni ai bimbi buoni. Ma avete fatto caso, che tutti questi personaggi, tendono sempre e comunque a premiare i bambini buoni. Come diceva una pubblicità farmaceutica, "non esistono bambini cattivi, solo indisposti!"
Ricordiamoci, sempre, che non siamo soli! Raffaele Vertaglia














